Da dove arrivano i dati per una corretta applicazione della tariffa puntuale dei rifiuti?

TARIFFA PUNTUALE DA DOVE ARRIVANO I DATI

 

Nell’applicazione della tariffa puntuale, il dato rilevato dal software per la lettura puntuale è composto da tre parametri fondamentali, ovvero nasce dall’unione di tre database:

  1.  Anagrafica comunale: è costituita dai destinatari della fattura, vale a dire dalle utenze domestiche e non domestiche – attività commerciali, artigianali, industriali, professionali e produttive in genere, comunità – presenti nel comune in cui viene attuata la tariffazione puntuale; quelle domestiche, a loro volta, possono essere codificate come singole (abitazioni indipendenti) e aggregate (condomini).
  1.  Anagrafica dei kit forniti alle utenze per la raccolta dei rifiuti, la cui natura è stabilita dall’amministrazione – che distribuisce, ad esempio, quattro bidoncini per le quattro frazioni, oppure quattro sacchetti, o ancora due bidoncini e due sacchetti –. Ciascun kit deve essere identificabile in modo assolutamente univoco.
  1.  Il dato rilevato al momento della raccolta – attraverso l’antenna montata sul mezzo o la tecnologia wearable, che leggono il tag RFID apposto sul sacco o sul bidone –, unito all’anagrafica comunale e a quella dei kit fornisce una stringa normalizzata, cioè standard e conforme alla legge. La stringa riporta in un’unica riga la data, l’ora e le coordinate Gps relative alla raccolta del rifiuto, unitamente all’ID del tag, che è associato all’utente in maniera univoca.

 

 

D.M. sulla tariffa puntuale: identificazione delle utenze e trattamento dei dati

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L’articolo 3 del D.M. 20 aprile 2017, che stabilisce i “criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti”, chiarisce l’importanza dell’identificazione delle utenze, del trattamento e della conservazione dei dati:

1.  L’identificazione delle utenze avviene mediante l’assegnazione di un codice personale ed univoco a ciascuna utenza.

2.  Il trattamento, la gestione e la conservazione dei dati personali devono avvenire nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 30 aprile 2003, n. 196, recante «Codice in materia di protezione dei dati personali».

3. Le infrastrutture informatiche di rilevazione, misurazione, elaborazione, gestione, aggiornamento e conservazione dei dati devono essere strutturate per garantire l’esattezza, la disponibilità, l’accessibilità, l’integrità, l’inalterabilità e la riservatezza dei dati dei sistemi e delle infrastrutture stesse, nel pieno rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, per permetterne l’utilizzo facilitato, il riutilizzo e la ridistribuzione, come definito dal decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, per un congruo periodo di conservazione e devono essere soggette a standard di sicurezza certificati.

 

 

Sacco prepagato VS identificazione RFID

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Per identificare il destinatario della fattura, i comuni che applicano il regime tariffario puntuale possono scegliere di adoperare il sacco prepagato oppure i sacchetti o bidoni dotati di transponder (tag RFID).

Con i sacchi prepagati – distribuiti dall’amministrazione comunale in una quantità prefissata, sufficiente per un determinato periodo – la misurazione dell’indifferenziato, e di conseguenza l’emissione della fattura, avviene conteggiando il numero di conferimenti da parte dell’utenza. Il sacco è dotato di serigrafia o di codice a barre per l’identificazione dell’utente.

Nei sacchi e nei mastelli dotati di transponder, la misurazione del rifiuto è effettuata identificando e contabilizzando il numero di svuotamenti del bidoncino, oppure il numero di conferimenti del sacchetto compiuto dall’utente. Il processo prevede la lettura del tag RFID tramite l’antenna fissa sul mezzo o il dispositivo indossato dall’operatore. L’identificazione RFID contabilizza, identifica e localizza il dato importato dalla lettura del tag, per emettere, infine, la fatturazione; non si tratta, quindi, di un mero conteggio, come nel caso del sacco prepagato, poiché la lettura del tag aggiunge una serie di informazioni al dato, specificando dove e quando è avvenuto quel conteggio e soprattutto a chi appartiene ciò che si sta contando, consentendo di gestire al meglio i processi anche più complessi della raccolta puntuale.

 

Alla luce di questo, il dispositivo wearable rappresenta la soluzione perfetta per una corretta applicazione della tariffa puntuale, perché:  mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

  • ♦  durante la lettura del tag RFID sul sacco o sul bidone fornisce un dato normalizzato, che consente un calcolo preciso e incontrovertibile della tariffa;
  • ♦  è uno strumento agile, in grado di adattarsi perfettamente ai contesti urbani in cui il passaggio del camion per la raccolta risulta difficoltoso: i comuni di montagna e i piccoli borghi, caratterizzati da salite e strade impervie, i centri storici cittadini con i loro vicoletti, le gallerie coperte, che rappresentano scenari molto diffusi da nord a sud dell’Italia.

 

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